10-4-2008
Asia
I quasi 2000 lavoratori che si occupano della costruzione di una linea
ferroviaria ad alta velocita` nel sud dello Sri Lanka hanno scioperato
alla fine di marzo per piu` di dieci giorni; la loro protesta vuole ottenere un
aumento salariale, una maggiore sicurezza sul lavoro e la riassunzione di 100
lavoratori licenziati senza giusta causa.
L'azienda che gestisce il grande progetto ha rifiutato ogni colloquio per
contrattare coi dipendenti e per reprimere la protesta li ha invece minacciati
duramente, sostituendoli con lavoratori in nero e arrivando a intimare
il licenziamento di 600 persone.
In Cambogia gli operai di una fabbrica di abbigliamento di proprieta` di
una ditta di Hong Kong hanno iniziato a scioperare in gennaio per migliori
condizioni di vita, gli esponenti piu` combattivi erano stati licenziati, e i
compagni di lavoro continuano la protesta anche in loro solidarieta`.
Romania
E` stato proclamato uno sciopero illimitato alla Dacia, primo produttore
automobilistico della Romania, acquisito dalla Renault nel '99; i 130.000
operai lamentano condizioni di vita misere, e pretendono un aumento
salariale.
La Romania e` uno dei paesi in cui sono avvenute negli anni scorsi le piu`
imponenti delocalizzazioni industriali, grazie al costo del lavoro che e` uno
dei piu` bassi d'Europa (i salari medi si aggirano ora attorno ai 150 euro
mensili), ma l'azienda fa valere il fatto che i lavoratori della Dacia
godono, rispetto agli altri, di condizioni favorevoli (pasto in mensa, vacanze
pagate) e sta gia` minacciando i lavoratori di trasferire la produzione in
paesi come l'India o il Marocco dove i salari sono ancora piu` bassi.
Ma per ora gli operai non intendono abbandonare la loro lotta, finche` non
otterranno un aumento salariale del 50%. Le tensioni in Romania sono pero`
probabilmente destinate ad aumentare, nonostante la disoccupazione ufficiale
sia molto bassa, infatti, i salari non permettono di sopravvivere e le
condizioni di lavoro peggiorano continuamente. Il proletariato e` dunque
costretto sempre piu` ad emigrare e sembra che ad oggi circa il 10% della
popolazione sia fuggita in altri paesi.
Bolivia
L'esercito boliviano ha tentato di respingere la popolazione che minacciava di
occupare gli stabilimenti della compagnia Transredes, filiale boliviana del
gruppo Shell, e quelli dell'Ashmore Energy International, per spingere il
governo verso una reale nazionalizzazione del settore degli idrocarburi. Gli
scontri hanno avuto luogo nei pressi del giacimento di gas della citta` di
Camiri nel sud est del paese.
Secondo le fonti dell'ospedale di Camiri e del municipio i feriti sarebbero
stati una decina.
Gli abitanti di Camiri, storica capitale petrolifera boliviana, hanno quindi
cercato di impadronirsi delle installazioni di gas della Transeredes.
Il loro obiettivo era spingere il governo ‘socialista’ di Morales a indirizzare
verso la loro citta` le rendite dovute all'estrazione del petrolio anche al
fine di allargare gli impianti esistenti.
Gia` il 29 gennaio 2007 la citta` di Camiri era stata oggetto di un blocco
stradale che ne aveva impedito ogni collegamento con i vicini Paraguay e
Argentina.
La stessa capitale provinciale, Santa Cruz, fu colpita da questo blocco dei
rifornimenti e gia` in quel caso l'obiettivo dei manifestanti era una piu`
seria nazionalizzazione del settore energetico.
Il presidente Morales ha fissato al 30 aprile la data ultima che dovrebbe
portare alla rinazionalizzazione delle filiali boliviane della British
Petroleum (BP), della Repsol YPF (REP.MC) e dell'Ashmore Energy.
Se da un lato queste sollevazioni di popolo ci fanno vedere come vaste fette
del proletariato si mobilitino per riappropriarsi delle risorse del paese,
dall'altro resta comunque un movimento interclassista che con l'abbaglio della
nazionalizzazione fa solo il gioco della borghesia nazionale boliviana. Il
governo Morales, come del resto altri governi dell'America latina, sta giocando
la carta populista delle nazionalizzazioni per dare un appoggio di massa alla
politica di indipendenza della borghesia nazionale dal sempre piu` gravoso
giogo statunitense.
Nazionalizzare non significa dare il controllo dell'economia ai lavoratori, ma
allo Stato della borghesia ed in ultima istanza sostituire il padrone privato
(e magari straniero) con quello pubblico, ma sempre di padroni si tratta.
Turchia
Negli ultimi sette mesi il bilancio nel porto di Istanbul e` estremamente
grave: 18 operai morti sul lavoro, una strage.
I portuali turchi proseguono negli scioperi contro le continue morti sul
lavoro: chiedono piu` sicurezza. Gia` nei primi giorni di sciopero si sono
susseguiti diversi scontri con la polizia a cui hanno fatto seguito piu` di
80 arresti.
Gli scioperanti sono stati rilasciati ma la tensione non e` diminuita.
La richiesta minima che viene fatta dai sindacati e` quella di applicare la
legge sui lavori pesanti e pericolosi e che quindi i portuali non lavorino piu`
di sette ore e mezzo al giorno. La richiesta si e` poi estesa alla necessita`
di ambienti a norma e al rispetto delle pause previste. Tutto questo in un
contesto di estrema repressione in cui e` estremamente difficile per i
lavoratori e anche per i sindacati piu` combattivi riuscire ad organizzarsi e
lottare.